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Scandalo Cambridge Analytica: è tutta colpa di Facebook?

Lo scandalo Cambridge Analytica occupa tutti i principali media da giorni, creando panico fra gli utenti e preoccupazione fra gli addetti ai lavori. Ma com’è andata veramente? Di chi sono le responsabilità in questa vicenda?

In questi giorni siamo stati bombardati da post, news e video sullo scandalo di Cambridge Analytica, società che sembrerebbe aver influenzato in maniera decisiva le ultime elezioni politiche USA. In breve, utilizzando i dati degli utenti di Facebook tramite un’applicazione che proponeva test per analizzare la personalità. La diffusione è stata semplicissima, grazie alla condivisione volontaria degli utenti e il consenso dato da questi alla visualizzazione delle liste di amici.

Mark Zuckerberg ha ammesso le proprie responsabilità e dichiarato che inizierà un processo di forte controllo per proteggere i dati personali dei propri utenti; azioni di controllo, già molto rigide su questo Social Network, più in Europa, meno in America. Noi di Kpi6, che analizziamo dati, siamo testimoni della serietà e della rigidità di Facebook rispetto alle questioni legate alla privacy.

Se Facebook ha regole così restrittive, qual è stato l’errore che ha causato la “fuoriuscita” di dati e il loro uso a fini politici? Il problema sono le autorizzazioni concesse alle applicazioni incriminate: il consenso ad accedere ai nostri dati, al nostro profilo e addirittura a quello dei nostri amici. Pare che tutti i dati raccolti siano stati utilizzati per influenzare l’andamento delle elezioni politiche americane del 2016 e la Brexit in Inghilterra. Questo video spiega la vicenda in maniera dettagliata e chiara.

Il meccanismo di manipolazione dell’opinione pubblica

Se è vero che i dati hanno un valore enorme, è altrettanto vero che analizzarli non è un reato: basti pensare al loro uso nell’ambito della ricerca e dell’innovazione. Il problema della manipolazione dell’opinione pubblica ha una vita lunga e affonda le radici nel secolo scorso: oggi, però, a causa della pervasività dei Social Network, si aprono sfaccettature diverse e molto più complesse.

La proprietà dei dati stessi può diventare un problema in sé, ma anche il loro uso a fini diversi da quelli dichiarati nelle policy.

Un esempio di manipolazione delle informazioni lo abbiamo avuto anche nelle ultime elezioni italiane, quando i community manager di tutti gli schieramenti hanno lavorato sulle debolezze e sulle paure degli elettori: la scorsa settimana uno speciale di Sky tg24 ha approfondito molto questo argomento, utilizzando delle semplici aziende di Listening.

Anche questo talk del Ted precedente allo scandalo di Cambridge Analytica è importante per capire meglio un tema delicato come quello della manipolazione.

In questa situazione, i problemi maggiori ricadranno su coloro che si sono sempre mossi in maniera lecita. Aziende come la nostra, che si prodigano per avvicinare Brand e consumatori al fine di migliorare l’esperienza di ogni utente, possono subire conseguenze enormi da questi scandali: è chiaro che la stretta sui dati da parte di Facebook penalizzerà anche coloro che li hanno sempre utilizzati a fini leciti.

Se sei convinto che la tua Content Strategy vada bene così, scarica la nostra checklist per capire se hai veramente tutto sotto controllo:

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