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Business più redditizi con la gestione intelligente dei contenuti

Quello del “Content is King” non è un concetto nuovo, basta pensare che Bill Gates ne scriveva più di vent’anni fa. I contenuti da sempre hanno un’importanza strategica per le aziende perché attraverso la loro distribuzione nei canali digitali offrono opportunità irrinunciabili di poter entrare in contatto con una platea pressoché illimitata di persone e potenziali clienti, personalizzando e rendendo interattiva la comunicazione. 

Quello che è impressionante è la proporzione in cui l’utilizzo dei contenuti digitali risulta vincente per il business aziendale. Lo dimostra una recente ricerca dal titolo “La gestione intelligente dei contenuti” realizzata da Forrester Consulting su input di THRON, che ha intervistato manager,  direttori e C-level di oltre 200 aziende “top player” europee, da UK, Francia, Germania e Italia con oltre 300 milioni di fatturato e più di 500 dipendenti

I primi dati che emergono dalla ricerca sono sorprendenti: la gestione intelligente dei contenuti aumenta in modo determinante l’opportunità di acquisire nuovi clienti (+23%), ma anche di trattenere e fidelizzare gli esistenti (+21% di ricavi per utente). E lo stesso vale per l’EBITDA (+13%) e la produttività, con processi digitali interni più efficienti e quindi meno onerosi. 

La ricerca nel dettaglio

Ma qual è lo stato d’arte della gestione dei contenuti nelle aziende? Appurato che sono asset trasversali a tutta l’organizzazione, con una preponderanza nell’ambito del Digital Marketing (67%), scopriamo dalla ricerca che quasi il 40% delle aziende ha serie difficoltà a comprendere quali sono i contenuti preferiti dagli utenti (e quindi quelli che convertono di più) e di conseguenza a crearne di nuovi che siano perfettamente allineati agli interessi rilevati

E non solo, il 32% degli interpellati ha ammesso di far fatica a star dietro alla velocità e al volume di produzione dei contenuti (32%) richiesti dal mercato. Questa criticità è da imputare a una gestione dei contenuti inefficiente, dettata dall’utilizzo di strumenti diversi e non integrati per governare le diverse fasi del ciclo di vita del contenuto. E allo stesso tempo questa frammentazione va a incidere anche sulla personalizzazione dell’esperienza perché è impossibile raccogliere dati aggregati sui consumatori che si approcciano a tali contenuti.  

Come possiamo ottimizzare in maniera intelligente la gestione dei contenuti, che tra l’altro comporta spese non da poco? Il costo di manutenzione degli strumenti, infatti, assorbe il 7,3% del budget di marketing e in fase di pubblicazione si arriva a spendere il 9,1% del budget. 

Forrester ha rilevato che una percentuale delle aziende intervistate, che per questo definiamo “early adopters”, ha adottato due strategie di gestione dei contenuti che si sono rivelate vincenti in termini di risultati al confronto con quelle che non le hanno ancora adottate. Parliamo della distribuzione centralizzata e della Content Intelligence. 

Il modus operandi di successo

È qui che arriva la chiave di inserimento dell’AI, che aiuta le aziende a gestire questa mole di operazioni. Con le capacità semantiche degli algoritmi, che classificano gli asset, è possibile organizzare i contenuti su un’unica piattaforma, dalla quale possono essere distribuiti su più canali, eliminando la duplicazione e la ridondanza. 

Per questo parliamo di distribuzione centralizzata e tra i suoi vantaggi, oltre a semplificare i flussi di lavoro e a rendere più efficienti i processi di lavorazione e pubblicazione dei contenuti, c’è la possibilità di raccogliere dati coerenti sulla performance dei contenuti. Si tratta della Content Intelligence, ovvero dell’AI applicata ai contenuti, che associa le caratteristiche editoriali estratte in precedenza ai profili degli utenti che vi si sono approcciati, comprendendo in tempo reale le loro preferenze. Il disporre di dati qualitativi sugli interessi degli utenti permette di personalizzare la comunicazione. 

La distribuzione centralizzata e la Content Intelligence possono quindi aiutare a raggiungere le priorità decisive che le aziende intervistate si sono prefissate di raggiungere per i prossimi 12 mesi (e che le early adopter hanno già raggiunto): 

– allineare la customer experience alla promessa del brand (40%)

– perseguire la customer centricity (39%)

– sfruttare maggiormente i dati e gli analytics (39%)

E come abbiamo detto all’inizio i risultati sono davvero straordinari: il +23% di probabilità di acquisire nuovi clienti, il +21% di probabilità di aumentare il ricavo per utente e il +13% di possibilità di migliorare l’indice EBITDA. 

 Un’applicazione pratica

L’AI, ad esempio, può essere utilissima nello scegliere i contenuti giusti in base agli interessi di una persona, modificando la proposta sul sito con contenuti estremamente rilevanti per l’utente perché basati sulle preferenze riscontrate nel corso dei suoi percorsi in rete oppure scegliendo di far vedere il prodotto di un colore rispetto a un altro. 

Tutto questo senza alcun costo o effort aggiuntivo per i team digitali in azienda, grazie al lavoro autonomo di una piattaforma che governa i contenuti in maniera centralizzata e allo stesso tempo integra la Content Intelligence come può esserlo THRON, il DAM Intelligente. 

Il sistema, infatti, traccia in autonomia tutte le interazioni degli utenti arricchendo il CRM con dati qualitativi sulle loro preferenze editoriali e allo stesso tempo sceglie in base ai contenuti disponibili quale è il miglior contenuto da far vedere di volta in volta e in tempo reale, ad ogni utente, che sia esso profilato o anonimo. E ragionando in questi termini, è molto più facile aumentare l’engagement.

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